Il medioevo in Italia e in Europa – Capitolo 14 /1- Maometto e la nascita dell’Islam

Siamo alla trentaquattresima puntata dell’opera di Andrea Babini, letta da lui medesimo e si parla di Islam.

Iniziamo a prendere contatto con l’evento epocale della Tarda antichità, la nascita e l’espansione dell’islam. In questo capitolo narreremo la situazione della Penisola arabica alla vigilia della nascita di Maometto e la vita del profeta dell’islam fino all’egira, la fuga dalla Mecca per raggiungere Medina, evento che nelle datazioni islamiche rappresenta l’anno zero, l’inizio di tutto. 

DAL CROLLO DELL’IMPERO ROMANO ALL’AVANZATA ARABA.

Capitolo  14/1 – Maometto e la nascita dell’Islam

  • la penisola arabica nel mondo tardoantico
  • vita e predicazione di Maometto (parte prima

Autore Andrea Babini
Voci: Andrea Babini, Alessandra Benfenati, Michela di Mieri e Rosanna Montanari
Regia e montaggio: Roberto Bolzan e Federico Saggini

Buon ascolto e non dimenticate il podcast

https://youtu.be/gSidt0oDzdU

Il medioevo in Italia e in Europa – Capitolo 13/4 – La lotta per la sopravvivenza dell’impero bizantino

Siamo alla trentatreesima puntata dell’opera di Andrea Babini, letta da lui medesimo e raccontiamo in questo capitolo le guerre tra Bizantini e Persiani, che ebbero per protagonista l’ultimo grande imperatore romano, Eraclio.
Figlio dell’esarca africano, egli, dopo aver sovvertito il regime dittatoriale di Foca, ereditò un impero in totale disfacimento, afflitto da una grave crisi economica e attaccato sul più fronti da pericolosi nemici.
Al termine di un conflitto feroce, peraltro il primo con forti connotati religiosi da “guerra santa” che videro protagonista un monarca cristiano, egli riuscì ad sconfiggere con una brillante campagna a sorpresa i Sasanidi e salvare l’Impero bizantino. Non poté però impedire la perdita dei Balcani e fermare il processi di orientalizzazione dello stesso e la sua inesorabile trasformazione in un regno greco medievale.

Capitolo 13/4–  la lotta per la sopravvivenza dell’impero bizantino

  • Eraclio, la salvezza dell’impero

DAL CROLLO DELL’IMPERO ROMANO ALL’AVANZATA ARABA.

  • Autore Andrea Babini
  • Voci: Andrea Babini, Alessandra Benfenati, Michela di Mieri e Rosanna Montanari
  • Regia e montaggio: Roberto Bolzan e Federico Saggini

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Il medioevo in Italia e in Europa – Cap 13/3 – la lotta per la sopravvivenza dell’impero bizantino

Siamo alla trentaduesima puntata dell’opera di Andrea Babini, letta da lui medesimo e continuiamo la narrazione degli eventi epocali che nel VII secolo avvengono nell’area mediorientale.

Capitolo 13/3–  la lotta per la sopravvivenza dell’impero bizantino

  • oltre il limes orientale: I Khazari
  • oltre il limes orientale: I Bulgari

Due importanti realtà ebbero un ruolo fondamentale nelle vicende che coinvolsero l’Europa orientale e il Medio Oriente.
I Khazari.. un popolo di etnia turca che costituisce una curiosa anomalia nel panorama religioso di questi secoli.. essi infatti scelsero di convertirsi all’ebraismo e divennero per lunghi secoli la più potente realtà statuale ebraica del mondo.
OI Bulgari, spesso dimenticati dai testi scolastici, ma capaci di creare tre diverse strutture statuali molto distanti tra loro e denominate tutte “Bulgaria”: l’Antica Grande Bulgaria, la Bulgaria del Volga e la Bulgaria destinata a diventare la nazione attuale.

DAL CROLLO DELL’IMPERO ROMANO ALL’AVANZATA ARABA.

  • Autore Andrea Babini
  • Voci: Andrea Babini, Alessandra Benfenati, Michela di Mieri e Rosanna Montanari
  • Regia e montaggio: Roberto Bolzan e Federico Saggini

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Gessetti e tastiera, voilà il Venezuela

Breve interessante scambio di idee con Alberto Revelant sulla politica estera americana nell’epoca di Trump,

Quel che accade e accadrà sul Venezuela.

Sulla paralisi ideologica del mondo liberale e libertario che condanna senza se e senza ma le guerre americane. non riesce a trovare parole per quelle di altre potenze, come se non esistessero ed è alla fine condannato ai gessetti.

Il medioevo in Italia e in Europa – Capitolo 13/2 – La lotta per la sopravvivenza dell’impero bizantino

Siamo alla trentunesima puntata dell’opera di Andrea Babini, letta da lui medesimo e continuiamo la narrazione degli eventi epocali che nel VII secolo avvengono nell’area mediorientale.

Capitolo 13/2–  la lotta per la sopravvivenza dell’impero bizantino

  • il crollo del progetto di Giustinano

Una puntata tutta dedicata all’Impero persiano sasanide, per conoscere le peculiarità, la storia almeno per sommi capi e la cultura di una realtà geopolitica che ebbe un ruolo centrale nel determinare la natura degli scambi tra Oriente e Occidente, facendo da barriera, ma anche da ponte. Una realtà che fu la culla di una religione importante, lo zoroastrismo e che anche una volta abbattuta sul piano militare, continuò comunque a influenzare la storia del mondo permeando di se con la propria grande cultura vasti settori del mondo islamico.

DAL CROLLO DELL’IMPERO ROMANO ALL’AVANZATA ARABA.

  • Autore Andrea Babini
  • Voci: Andrea Babini, Alessandra Benfenati, Michela di Mieri e Rosanna Montanari
  • Regia e montaggio: Roberto Bolzan e Federico Saggini

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https://youtu.be/MRu_ERr4ZH0

I misteri del complottismo

A seguito dei misteri mariani la mia opinione su tutto quello che abbiamo detto nella puntate precedenti.
In sintesi, il complottista avvelena anche te. Digli di smettere.

Qui di seguito il testo,

Vi parlerò innanzitutto di un libro che mi affascina e che leggo e rileggo.

Georges Dumézil è  l’autore dei Matrimoni indoeuropei e degli Dei dei Germani. Il secolo scorso gli deve di aver dimostrato al mondo che gli indoeuropei, cvvero celti, baltici, latini, iranici, scandinavi, indiani, umbri, slavi, greci, costruirono la loro mitologia attorno a uno schema tripartito; separando con cura le funzioni economiche e quelle statali tra loro e ambedue delle funzioni religiose.

In questo testo, che s’intitola “Il monaco in nero e grigio dentro Varennes”, questo scienziato coltissimo ha scritto pagine incredibili che scaraventano il mistero nella vita razionale.

Luigi XVI e Maria Antonietta vennero arrestati a Varennes nel 1791, mentre fuggono. Più di due secoli prima, il medico-mago Nostradamus aveva scritto, nelle sue Centurie profetiche, una quartina che corrisponde in maniera impressionante, e sino al minimo dettaglio, a ciò che avvenne alla coppia regale. Molti hanno notato, a partire dall’inizio dell’Ottocento, questa concordanza inspiegata.

Dumézil cerca la ricorrenza del toponimo Varennes e lo associa alla strada bianca e tortuosa e trova che ce n’è uno solo con queste caratteristiche in tutta la Francia. Analizza il significato della parola cap (conosceva trenta lingue ed è stato il più grande indagatore di antichi miti) e trova che non può che significare quello che s’intuisce.

Alla fine lo studioso si trova di fronte ad una realtà che smentisce la scienza e impone il mistero e, con grande imbarazzo bisogna dire, propone la sua soluzione, una cosa tipo i viaggi nel tempo.

Ma non è la soluzione che c’interessa, è il metodo seguito. Perché il protagonista del racconto, Espopondie, alter ego di Dumézil nell’indagine, non vuole altro che far funzionare la ragione sino alle estreme conseguenze. Così non condivide l’atteggiamento di coloro che, «col pretesto di proteggersi dall’irrazionale, rifiutano di registrare quelle osservazioni che lo stato delle nostre conoscenze non consente di interpretare». Affronta l’irrazionale, razionalmente ne mette in evidenza l’evidente carica sovversiva, cerca di spiegare sempre argomentando, dati alla mano.
Queste pagine di uno scienziato alle prese con l’irrazionale sono impressionanti. Mai in ogni caso si perde la lucidità dell’analisi, mai l’onestà dell’argomentazione.

Noi non siamo pregiudizialmente succubi della scienza ufficiale Nella radio abbiamo tenuto delle trasmissioni nelle quali abbiamo cercato di portare un punto di vista diverso da quello usuale. A volte abbiamo preso posizione in temi nei quali la verità ufficiale è palesemente carente o falsa. Ustica o la strage della stazione di Bologna del 2 agosto sono due vicende nei quali abbiamo sostenuto e sosteniamo un punto di vista fortemente critico rispetto alla verità che ci è proposta.

Chiunque abbia seguito seriamente  la vicenda della bomba alla stazione di Bologna ha maturato per tempo la convinzione che non sono i neofascisti a compiere la strage. Nel tempo si sono accumulati talmente tante argomentazioni in questo senso, ciascuna argomentata e verificata nei fatti, che solo gli sprovveduti possono accontentarsi di una verità povera e debole come quella ufficiale. Nello stesso tempo abbiamo raccolto prove della presenza di persone chiave quella mattina nei pressi della stazione, prove che fanno chiaramente presumere ben altri processi in corso, ben altri interessi. Si sono identificati i punti critici ed i metodi da utilizzare (le persone da interrogare, le domande da fare) per dimostrare una verità diversa. Si è costruito un quadro nel quale ogni elemento trova posto con una ricchezza di dettagli ed una coerenza interna che la verità ufficiale è ben lontana dal possedere.

Lo stesso per Ustica, dove le prove a favore della bomba nella toilette di coda sono inconfutabili e schiaccianti, il Mig libico è stato osservato cadere sulla Sila 20 giorni dopo da testimoni con nome e cognome e gli atti processuali che confermano queste affermazioni sono a disposizione di tutti e conducono a queste conclusioni. L’opinione pubblica ha una convinzione completamente errata, non sostenuta da quasi alcuna prova. Che si possa ancora parlare dell’ipotesi del missile, è il vero mistero della vicenda di Ustica, non altro.

Anche nella vicenda di Bossetti abbiamo chiara la predominanza di una verità di parte, ufficiale, debole, incompleta, falsa e contraddittoria ed una controinchiesta (oggi si direbbe contronarrazione) basata su fatti, prove, testimonianze. Il quadro alternativo proposto è coerente e richiede solo delle verifiche che sono chiaramente indicate dai critici. La stessa prova che inchioderebbe Bossetti è messa in discussione in modo tale che viene offerta la possibilità di verifica, l’analisi del DNA.

Non siamo stupidi, quindi, sappiamo che il complotti esistono da sempre. L’omicidio di Giulio Cesare fu frutto di una cospirazione. Questo lo sappiamo. Sappiamo anche, l’abbiamo dimostrato, che la verità è un bene prezioso in mano all’autorità, che lo usa nel modo più opportuno, a volte con delle finalità precise (posizionamenti geopolitici nelle vicende di Ustica e della stazione di Bologna, che sarebbero messi in crisi qualora la verità fosse dichiarata pubblicamente), a volte senza finalità o per motivazioni di basso livello, come la carriera personale o le fissazioni individuali di un funzionario nel caso di Bossetti, e vanno avanti per inerzia o per trascuratezza.

Qual’è il problema allora?

Il fatto rilevante, dirimente e qualificante ai fini della nostra esposizione è che in nessuno dei casi che abbiamo citato e che sosteniamo nelle nostre trasmissioni la critica alla verità ufficiale sfugge al suo dovere di coerenza, completezza, documentazione e rigore.

Mentre il complottista crede non solo che il complotto sia possibile ma che la realtà che ci sta intorno sia tutta un complotto.

Andiamo un passo indietro.

Le origini del complottismo moderno alcuni le fanno risalire nientemeno che a Joseph de Maistre. Il grande reazionario non poteva certo accettare che la storia si muovesse a furor di popolo. Per lui il popolo non aveva alcuna legittimità, figurarsi la capacità di muovere spontaneamente degli eventi. Non sorprende quindi che de Maistre abbia progressivamente aderito alla teoria del complotto illuministico-massonico alla base della Rivoluzione francese, molto diffusa negli ambienti legittimisti, secondo la quale numerosi aderenti alla massoneria, spostandosi sulle posizioni della setta radicale degli Illuminati di Baviera, fondata qualche anno prima, contribuirono segretamente alla preparazione della Rivoluzione francese. Fra questi anche molti scienziati, come ad esempio Benjamin Franklin,massone come ben noto. Gli scienziati in generale facevano senz’altro parte del complotto per destabilizzare l’ordine precostituito.

Quel che è comprensibile, anzi logico e in qualche misura ineluttabile, per un tradizionalista non dovrebbe essere comprensibile in bocca ad un seguace del pensiero liberale, per il quale la storia, perlomeno i fatti economici, le idee e le leggi, ma in fondo tutta la storia è frutto di un ordine spontaneo.

Per un seguace della scuola austriaca ed in genere per un liberale la storia è il frutto dell’interazione degli individui, ciascuno mosso da motivazioni proprie e ciascuno capace di influire sugli eventi, sia pure in modo diverso.

Non capiamo quindi come possa un liberale trovare impossibile che un fanatico possa avere sparato al presidente degli Stati uniti. Siamo certi che intorno a questa vicenda si siano mosse forze potentissime ed oscure, interessi leciti ed illeciti, confessabile ed inconfessabili.
Quello che è incomprensibile (e pericoloso) è il giudizio “impossibile, è impossibile che Osvald abbia sparato, ridicolo solo pensarlo”.

Nel tempo la qualità della controargomentazione si è sempre più deteriorata, in parte seguendo il successo strepitoso del genere, successo di mercato al quale ha corrisposto un decadimento della qualità letteraria.

Abbiamo descritto all’inizio il comportamento di autori e di studiosi nell’analisi di fatti che si prestavano ad argomentazioni in contraddittorio.

Abbiamo visto che i fatti sono stati esaminati allo scopo di dare interpretazioni che dessero un quadro completo, ragionevole ed esaustivo, non esclusa la discussione sulle prove necessarie ad avvalorare la tesi alternativa.

Nei tempi più recenti la letteratura complottista si è involgarita progressivamente ma non fino a perdere di credibilità. Anzi, al calare della verosimiglianza e della rispondenza ad una seria controanalisi dei fatti, il pubblico si è sempre più facilmente abbandonato alle teorie cospiratorie, al punto che ormai la controteoria nasce insieme ai fatti. Sparano in una moschea in Nuova Zelanda? non hanno ancora finito di arrestare l’assassino che già circolano le ipotesi di complotto. Brucia la chiesa di Notre-Dame? Non si sono ancora raffreddati i detriti che già è certo che Macron l’abbia fatto per distogliere l’attenzione dalla Libia. Che poi in Libia non stesse prendendo iniziative che necessitassero di essere nascoste, questo è del tutto secondario. Il complottista, infatti, ha spiegazioni a tutto ma sono sempre le stesse, che si adattano con minime variazioni a tutti i casi che si possono presentare. Se non è creare un pretesto per scatenare una guerra è un mezzo per distogliere l’attenzione da qualcosa.

Il meccanismo concettuale “ridicolo pensare che le due torri siano crollate per un incendio – il pubblico si beve qualunque panzana – il complotto serviva per invadere l’Afghanistan” è talmente rodato che non ha bisogno di altre spiegazioni. Il pubblico è talmente pronto a bersi qualunque panzana che le prime panzane che si beve sono proprio queste. Dato che provengono da fonti alternative non si devono nemmeno preoccupare della verosimiglianza e della coerenza. Possono sfidare impunemente non solo la fisica e che chimica ma anche la logica e la ragionevolezza. Se voglio invadere l’Afghanistan perché uso falsi documenti sauditi e non appunto afghani? Perché devo complicarmi la vita minando le due torri, facendo schiantare due aerei per coprire la finta demolizione, facendoli viaggiare vuoti senza passeggeri e senza equipaggio e via dicendo. Perché devo impazzire in una simulazione di complessità inimmaginabile, quando sarebbe bastato piazzare un paio di ordigni esplosivi alla base delle torri?

Il complottista, nell’epoca della circolazione massima delle informazioni, non è tenuto ad alcuno sforzo. Chiedetegli delle prove e vi obietterà che non siamo in un tribunale  E voi vi ritirerete, intimorito, perché non siete un giustizialista (vi accuserebbe sicuramente di esserlo).
Eppure così dicendo il complottista rivela una crepa profonda. Perché la raccolta dell’indizio, la sua interpretazione, l’esame della prova, la formazione dell’ipotesi e la sua verifica in contraddittorio sono presenti solo nel processo accusatorio oltre che nel romanzo poliziesco alla Sherlock Holmes e sono gli unici ambiti in cui si esprime oggi la ricerca della verità.

Esattamente come la giustizia civile e penale e come il romanzo poliziesco, anche la letteratura complottista si è deteriorata, ha perso di qualità.

Mentre per Kennedy, a partire da seri dubbi su Osvald come agente solitario, si è costruito un contro rapporto relativamente robusto e ragionevole, capace di raccontare una versione diversa ma in qualche modo coerente dei fatti (salvo poi non sapere trovare una prova decisiva a favore del complotto), in seguito il tempo dedicato alla confutazione è sempre stato più ridotto. L’argomentazione oggi usata è che lo stato ha interesse al complotto (come detto sopra, una nuova guerra da iniziare, uno scandalo sessuale da nascondere)
Anche le motivazioni sono sempre meno commisurate ai fatti: il Titanic affondato per una banale frode assicurativa, le due torri abbattute per nascondere la demolizione del WTC7 (per essere sicuri buttiamo qualcosa anche sul Pentagono, non si sa mai); la guerra in Bosnia per distrarre l’attenzione dalle avventure di Clinton.

Il racconto è ormai squalificato, non regge ad un’analisi minimamente critica, diventa inverosimile, grottesco, folle. Più è strampalato e più funziona. Metà delle persone crede che le 2 torri siano state abbattute dal governo americano, che l’uomo non sia andato sulla Luna, che Kennedy sia opera della Cia, che Theresa May abbia ordinato l’assassinio di Sergej Skripal.

A nostro parere i due fenomeni, inverosimiglianza e adesione del pubblico, sono strettamente correlati. Riteniamo che siano un grave pericolo per il nostro mondo.

Il mondo in cui viviamo ha bisogno di un ordine mentale in cui i fatti siano spiegati, le cui narrazioni siano coerenti e logiche. Nel quale i dubbi diano origine a controinchieste coerenti basate sui fatti e sulla logica.

Abbiamo invece questa aberrazione, quella che abbiamo descritto.

Per riassumere e concludere:

Il complottismo è la religione dello sprovveduto, colui che vede la cospirazione dappertutto senza tener conto dell’enormità dei fattori in gioco (quanto dev’essere grande l’ufficio complotti). Il complottismo è irragionevole.

Il potere usa certo la manipolazione ma, intelligentemente, sa che la menzogna migliore è la verità e quindi manipola fatti veri, che non hanno bisogno di costruzioni immense, che possono in ogni momento crollare a causa di errori o imprevisti.

Il complottista è intellettualmente disonesto perché non cerca e non si cura di dare una spiegazione. Pretende la fede cieca nella contronarrazione. Se lo stato è potenzialmente in grado di compiere un’azione significa che l’ha compiuta.

Il complottista è reazionario. Non crede nell’azione umana. Non crede che le persone siano libere, anche di compiere il male. Per il complottista solo l’autorità è in grado di agire utilmente e di compiere i fatti storici. Solo l’autorità, cospirando, ha la facoltà di fare la storia. L’individuo non esiste se non come agente inconsapevole di forze che lo sovrastano.

Il complottista, di conseguenza, è un agente del potere che ha interesse a negare l’ordine spontaneo. Nulla fuori dallo stato. Non è e non può essere di pensiero liberale ma è piuttosto asservito a schemi che non è in grado di comprendere. Il complottista non crede, perché non può, nella mani invisibile di Adam Smith.

Il complottista, di fatto, è un malato di mente che vuole instillarti la sua paranoia e non è contento finché non ti avrà reso un povero demente tremebondo come lui è.

Il complottista è un tuo nemico. Fatti un favore, allontanalo e digli di smettere.

Il medioevo in Italia e in Europa – Capitolo 13/1 – La lotta per la sopravvivenza dell’impero bizantino

Siamo alla trentesima puntata dell’opera di Andrea Babini, letta da lui medesimo e torniamo alla programmazione normale, con la narrazione dei fatti storici

Capitolo 13/1–  la lotta per la sopravvivenza dell’impero bizantino

  • il crollo del progetto di Giustinano

Ci spostiamo a Oriente, perché gli eventi epocali e destinati ad avere le maggiori ricadute sulla storia mondiale nel VII secolo avvengono nell’area mediorientale.
In particolare la predicazione di Maometto e l’espansione dell’islam con il conseguente crollo dell’Impero persiano sasanide e il ridimensionamento di quello bizantino furono eventi epocali che costringono a spostare l’attenzione a oriente.
Si inizia con la lunga crisi dell’Impero bizantino all’indomani della morte di Giustiniano, il crollo del progetto di restaurazione dell’Impero romano e l’inizio di un lento, ma inesorabile processo di allontanamento di Costantinopoli da Roma.

DAL CROLLO DELL’IMPERO ROMANO ALL’AVANZATA ARABA.

  • Autore Andrea Babini
  • Voci: Andrea Babini, Alessandra Benfenati, Michela di Mieri e Rosanna Montanari
  • Regia e montaggio: Roberto Bolzan e Federico Saggini

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Il medioevo in Italia e in Europa – Le falsità sul medioevo

Siamo alla ventinovesima puntata dell’opera di Andrea Babini, letta da lui medesimo.

Le falsità sul medioevo

DAL CROLLO DELL’IMPERO ROMANO ALL’AVANZATA ARABA.

  • Autore Andrea Babini
  • Voci: Andrea Babini, Alessandra Benfenati, Michela di Mieri e Rosanna Montanari
  • Regia e montaggio: Roberto Bolzan e Federico Saggini

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Il medioevo in Italia e in Europa – Elenco delle fonti

https://youtu.be/crav7x8SSAk

Siamo alla ventottesima puntata dell’opera di Andrea Babini, letta da lui medesimo.

Elenco delle fonti

DAL CROLLO DELL’IMPERO ROMANO ALL’AVANZATA ARABA.

  • Autore Andrea Babini
  • Voci: Andrea Babini, Alessandra Benfenati, Michela di Mieri e Rosanna Montanari
  • Regia e montaggio: Roberto Bolzan e Federico Saggini

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I misteri di Maria – 6 – Maschile e femminile

Oggi affrontiamo un argomento più leggero del solito, di quelli che una volta si leggevano dal parrucchiere: storie di donne che sono uomini e di uomini che sono in realtà donne.

L’agenda LGBT ha imposto le sue regole e la nostra Maria è andata ad indagare con la lente sotto le gonne e ha trovato cose pruriginose e sorprendenti.

Tra le lenzuola succede di tutto. La domanda è: che ce n’importa? Maria risponde anche a questo.: ce ne importa eccome!
Ascoltate la nostra trasmissione e strabiliate.